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Il Superenduro a Sauze d’Oulx centra l’obbiettivo ed entra nella hall of fame degli eventi di enduro mondiali

agosto 8, 2011

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Ieri a Sauze d’Oulx si è disputata una competizione di altissimo livello che ha fatto entrare ancora una volta il Superenduro nella storia dell’enduro mondiale.
Una gara impegnativa per gli oltre 300 partenti, che non solo si sono scontrati sulle 7 prove speciali della quarta PRO del circuito Superenduro powered by SRAM, ma hanno anche preso parte al Vibram Enduro MTB Trophy of the Nations, per la prima volta organizzata fuori dai confini francesi.
“Quella dell’Italia come paese ospitante è stata una scelta naturale” ci dice Fred Glo, l’inventore di questo format e dell’Enduro Series francese, “Dopo la Francia, l’Italia è il paese che maggiormente ha dimostrato di credere nell’enduro e dopo 4 anni di Superenduro abbiamo capito che gli organizzatori italiani sono gli unici a cui avremmo potuto passare il testimone”.

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In effetti a Sauze questo weekend è andata in scena una gara epica, dalle caratteristiche uniche. I percorsi di una delle località più apprezzate del comprensorio Alpi Bike Resort, scelti persino dai fratelli Atherton per i loro allenamenti e momenti di relax tra una gara e l’altra, non hanno tradito le aspettative, dimostrandosi divertenti, ma selettivi. La macchina organizzativa ha funzionato alla perfezione, anche grazie al prezioso contributo dei Gufi di Pogno, organizzatori di una delle gare sprint più amate.
L’idea dello staff Superenduro di unire i sentieri più famosi di Sauze d’Oulx a tratti nuovi disegnati appositamente per la gara ha trovato grandi consensi da parte di tutti i partecipanti, italiani e stranieri, felici di tornare a casa con un’esperienza indimenticabile e di aver portato a termine la gara più dura della storia del circuito. Gli atleti in questi due giorni si sono trovati di fronte tutte le condizioni possibili: sole, pioggia, vento, caldo, polvere, fango, freddo e hanno dovuto sapersi adattare in tempi brevi ai cambiamenti climatici, tirando fuori ognuno il proprio carattere e le proprie abilità sia nella guida che nella messa a punto della bici. Mai come in questa gara i valori in campo sono stati determinati dall’esperienza e dalla determinazione dei concorrenti.

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I rider francesi, forti di un’esperienza decennale in questa disciplina si sono dimostrati ancora una volta superiori, ma i superenduristi italiani non hanno reso certo facile la vita dei cugini d’oltralpe, lottando fino all’ultima prova speciale. Fin dalle prime battute di gara i ragazzi di casa nostra si sono dimostrati gli unici in grado di poter impensierire i francesi, da sempre dominatori dell’Enduro delle nazioni. La scelta dei tre componenti del team Italia 1 si è rivelata vincente unendo la velocità di Andrea Bruno, la caparbietà di Davide Sottocornola e l’equilibrio di Marco Rodolico, ad oggi gli atleti più rappresentativi dell’enduro italiano, vincitori delle ultime tre edizioni del circuito; i tre superenduristi ce l’hanno messa tutta e sono stati premiati con la terza posizione, portando l’Italia per la prima volta sul podio di questa prestigiosa manifestazione.

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Il trofeo in legno dell’Enduro Mtb Trophy of the Nations, realizzato per l’occasione dallo scultore locale Maurizio Perron è andato al team Francia 1 composto dal vincitore assoluto della gara Jerome Clementz, Greg Doucende e Theo Galy. Il ventisettenne alsaziano Jerome Clementz, salito agli onori della cronaca per la vittoria nella Mega Avalanche e nell’Enduro Series, ha sicuramente fatto la differenza chiudendo la gara con un distacco di un minuto e mezzo sul secondo classificato Nicolas Lau, componente del secondo team classificato Francia 3 con Karim Amour, volto noto del Superenduro ed il dieci volte campione del mondo di downhill Nicolas Vouilloz. Nico, dopo aver forato una gomma sulla ps numero due perdendo oltre cinque minuti,è stato protagonista di una rimonta degna di un campione, vincendo tutte le altre prove speciali facendo tornare alla memoria i tempi in cui era soprannominato l’extraterrestre.

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Le prime posizioni della classifica assoluta del Superenduro powered by Sram sono state monopolizzate da atleti europei, con l’italiano Andrea Bruno in terza posizione, lo svizzero Florian Golay in quarta e con l’inglese Alex Stock che ha concluso quinto. Gli Stati Uniti hanno messo in campo un unico rider, il giovane californiano Ben Cruz, che è partito da solo dal continente americano per partecipare a quella che lui stesso ha definito la più bella gara della sua vita. Altra rappresentate extra europea la vincitrice della categoria femminile la sudafricana Anka Martin, capace di staccare di ben 4 minuti la francese Pauline Diffenthaler, seguita dall’italiana Marianna Uttini.
L’apice di questo appassionante weekend di gara si è raggiunto la Domenica pomeriggio con la manche Supermountain, che ha visto tutti i rappresentanti delle nazionali ed i primi cinquanta classificati del Superenduro partire in linea dalla cima di Rocce Nere per tagliare il traguardo direttamente nell’area paddock di fronte ad un pubblico emozionato ed a numerosi rappresentati delle più importanti testate giornalistiche internazionali. Tra i team nazionali il più veloce è stato nuovamente Jerome Clementz, mentre tra i superenduristi ha tagliato il traguardo per primo Bruno Zanchi, subito a sua agio in questo format di gara così completo e vario.
Al di là dei grandi nomi presenti alla manifestazione e di tutti i commenti positivi raccolti a fine gara, quello che più ha gratificato lo staff Superenduro è stato vedere come tutti i concorrenti non si siano mai persi d’animo e nonostante la pioggia incessante unita alla stanchezza di una gara massacrante, in pieno spirito Superenduro, hanno stretto i denti fino alla fine per poter raggiungere il traguardo vincitori.

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